Vie di accesso open anca 
Dipartimento di Scienze Chirurgiche, Università degli Studi di Torino, Torino
Abstract
Disponibili le FAQ (link in alto a destra).
Accesso anteriore diretto
L’accesso anteriore diretto all’anca è stato descritto per la prima volta nel 1881 da Heuter e ripreso successivamente da Smith-Petersen e Judet rispettivamente nel 1949 e nel 1950: Furono infatti questi ultimi a ipotizzarne l’utilizzo per la protesica d’anca, in quanto utilizzato inizialmente per le displasie congenite dell’anca e le fratture di acetabolo o femore prossimale. Questo accesso ha guadagnato sempre più popolarità nella comunità scientifica poiché presenta diversi vantaggi: è infatti un accesso inter-muscolare e inter-nervoso, permette inoltre un più veloce recupero postoperatorio e un minor rischio di lussazione d’anca. D’altro canto, i registri nazionali hanno riportato un rischio di frattura intraoperatoria soprattutto a carico del femore.
Accesso anterolaterale
Il termine “anterolaterale” fu descritto per la prima volta da Sayre nel 1874 e successivamente reso popolare da Watson-Jones nel 1936 per la gestione delle fratture del femore prossimale. Questo approccio utilizzava l’intervallo tra il tensore della fascia lata (TFL) e il gluteo medio (GM) ma veniva sempre eseguito un distacco completo o parziale delle fibre anteriori dei muscoli abduttori (gluteo minimo). Questo approccio classico è stato successivamente gradualmente abbandonato per essere sostituito da approcci trans-gluteo (tipo Hardinge) o l’accesso postero-laterale. In questi ultimi anni Röttinger ha descritto l’accesso “anterolaterale” minimamente invasivo (ALMI): è stato utilizzato l’intervallo standard di Watson-Jones, ma con un piano intermuscolare completo tra il TFL e il GM, senza release o distacco di muscoli e tendini.
Accesso posterolaterale
Quello che oggi viene generalmente chiamato approccio “posterolaterale” è il reale successore degli approcci posteriori descritti da Langenbeck nel 1873 e Kocher nel 1887. Questi approcci sono stati descritti nell’intento di facilitare il trattamento chirurgico di infezioni suppurative e tubercolari dell’anca. Nel 1950 Gibson descrisse una modifica che comportava il distacco del piccolo e medio gluteo per migliorare l’esposizione acetabolare. Nel 1954 Marcy e Fletcher descrissero una modifica che preservava i muscoli abduttori consentendo l’inserimento di un’endoprotesi. Harris, nel 1980, modificò l’accesso chirurgico estendendo e angolando l’incisione prossimale di 45° posteriormente e migliorando in tal modo sia l’esposizione femorale che acetabolare. Negli ultimi anni sono stati descritti approcci minimamente invasivi che hanno ridotto la lunghezza dell’incisione e la dissezione dei tessuti molli, consentendo un recupero postoperatorio più rapido. La capacità di eseguire tali accessi è in gran parte dovuta al miglioramento dello strumentario.
Parole chiave: Accesso chirurgico, anca, femore, acetabolo, artroprotesi, osteosintesi
FAQ CAPITOLO 92
Domande e risposte su questo capitolo
Qualunque paziente può essere candidato a sostituzione protesica con questo tipo di accesso, se padroneggiato dall’equipe operatoria. D’altra parte, in un ristretto numero di pazienti può risultare meno appropriato per il maggiore rischio di complicanze intraoperatorie. Tra questi vi sono pazienti obesi o molto muscolosi, variazioni anatomiche femorali e/o acetabolari complesse, sospetto di lesioni maligne.
Questo accesso ha lunghi follow-up e ottimi outcome riportati nei registri e in letteratura. Rappresenta ancora l’accesso più usato al mondo per l’artroprotesi di anca. Qualunque paziente può essere operato tramite questo accesso.
Recenti metanalisi (JAMA Netw Open. 2023;6(1):e2253942 / Sci Rep 2021;11, 20991) non hanno riscontrato differenze significative tra i differenti tipi di accesso chirurgico. Se l’accesso posteriore ha riscontrato maggior rischio di lussazione, l’accesso anteriore diretto e il laterale diretto hanno riportato maggior rischio di frattura intraoperatoria.
Recenti metanalisi (JAMA Netw Open. 2023;6(1):e2253942 / Sci Rep 2021;11, 20991) non hanno riscontrato differenze significative tra l’accesso anteriore diretto e il posterolaterale. D’altro canto l’accesso laterale diretto ha riportato un minor miglioramento degli outcome clinici in seguito ad artroprotesi rispetto agli altri accessi.
