Fratture esposte e osteomieliti: principi di trattamento 
Dipartimento di Scienze Chirurgiche, Università degli Studi di Torino
Fratture esposte: generalità e valutazione
Disponibili le FAQ (link in alto a destra).
Si definisce frattura esposta quando vi è comunicazione tra il focolaio di frattura e l’ambiente esterno, solitamente da attribuire a traumi ad alta energia.
L’incidenza stimata è di 30.7/100.000.
La gestione di tali lesioni risulta complessa perché oltre alla frattura bisogna valutare condizione dei tessuti molli, il coinvolgimento neurovascolare e il livello di contaminazione.
La valutazione iniziale di un trauma maggiore deve rispettare i criteri ATLS. Una volta stabilizzate le condizioni generali occorre valutare l’arto leso ed in particolare danni vascolari o neurologici, le dimensioni della ferita di esposizione, il tipo di frattura e il grado di contaminazione. Con tali informazioni la frattura può essere classificata secondo la classificazione di Gustilo-Anderson.
Trattamento
Gli obiettivi fondamentali del trattamento sono 3:
- Minimizzare il rischio infettivo
- Stabilizzare la frattura
- Gestire e garantire un’adeguata copertura dei tessuti molli
Minimizzare il rischio infettivo
Il trattamento inizia all’arrivo dei soccorsi sul luogo del trauma. La somministrazione di antibiotici entro 3 ore dalla lesione riduce significativamente il rischio infettivo. L’antibioticoterapia deve proseguire fino al debridement della lesione e comunque per 72 ore dal momento della prima somministrazione.
Il debridement chirurgico rappresenta uno step fondamentale. Va eseguito con approccio radicale, rimuovendo ogni parte di tessuto non vitale (inclusi frammenti ossei necrotici, fibre muscolari devitalizzate) ed eventuali corpi estranei. Inoltre dev’essere esteso a tutta la zona di lesione e non solo alla ferita cutanea visibile che è semplicemente la finestra di comunicazione con l’esterno. In seguito si irriga con abbondante soluzione fisiologica.
Stabilizzare la frattura
La stabilizzazione della frattura contribuisce a prevenire ulteriori lesioni dei tessuti, ridurre il dolore, ridurre i rischi di complicanze polmonari e condurre la frattura a guarigione.
La tecnica di osteosintesi dipende dal grado di esposizione:
- Le fratture di tipo Gustilo 1 possono essere trattate analogamente ad una frattura non esposta.
- Le fratture esposte Gustilo 2 e 3 presentano maggior rischio di infezione se trattate con osteosintesi in acuto. L’approccio più sicuro prevede riduzione e stabilizzazione temporanea con fissatore esterno. La sintesi definitiva verrà eseguita a guarigione dei tessuti molli.
Osteomieliti generalità e valutazione
In base al meccanismo patogenico si possono suddividere in:
- Osteomieliti ematogene: i microrganismi raggiungono l’osso attraverso il circolo sanguigno da un focolaio presente a distanza. Interessa solitamente il canale midollare di un osso lungo e si verifica in età pediatrica nell’85% dei casi.
- Osteomieliti non ematogene: gli agenti patogeni possono raggiungere l’osso
- Per contiguità: diffusione dell’infezione da un focolaio adiacente come un ascesso o una cellulite. Sono tipici di pazienti adulti/anziani immunodepressi o diabetici.
- Per inoculazione diretta: in seguito a fratture esposte o interventi chirurgici.
L’osteomielite non ematogena ha maggior rischio di cronicizzazione. La scarsa vascolarizzazione locale o la presenza di biofilm su mezzi di sintesi riduce la capacità dell’antibiotico di debellare l’infezione.
Dal punto di vista radiografico si possono osservare sequestri ossei e mancata formazione di nuovo tessuto osseo. La risonanza magnetica aiuta a valutare quali siano le strutture coinvolte.
Principi di trattamento
L’osteomielite acuta in assenza di mezzi di sintesi può essere trattata efficacemente con la sola antibioticoterapia. In caso di osteomielite cronica o non ematogena e/o con presenza di mezzi di sintesi può essere necessario intervenire chirurgicamente per asportare tutto il materiale inerte e prelevare > 5-7 campioni per esame batteriologico.
Gli step di trattamento sono:
- Identificazione dell’agente patogeno: prelevare campioni profondi di tessuto su cui eseguire esame colturale. Il paziente deve aver interrotto ogni terapia antibiotica da almeno 2-3 settimane per ottenere un esito attendibile.
- Debridement chirurgico: asportazione di tutti i tessuti infetti o necrotici, i tramiti fistolosi ed eventuali mezzi di sintesi fino ad ottenere tessuti ben vitali e sanguinanti.
- Stabilizzare l’osso: mediante utilizzo di fissatori esterni che consentono il trattamento senza l’ausilio di mezzi di sintesi all’interno della zona infetta.
- Ripristino di un’adeguata copertura della lesione.
- Terapia antibiotica mirata: da modulare in base all’agente patogeno identificato e da gestire in cooperazione con uno specialista infettivologo.
Parole chiave: fratture, infezione, debridement, sintesi, contaminazione
FAQ CAPITOLO 42
Domande e risposte su questo capitolo
No. Un “mini debridement” della frattura esposta in pronto soccorso non aiuta il trattamento. L’esplorazione digitale della ferita non è necessaria, rivela poche informazioni reali e dovrebbe essere evitata. Il lavaggio rischia solo di spingere ulteriormente all’interno i detriti. La gestione della ferita in un contesto di emergenza dovrebbe essere limitata alla rimozione di contaminanti grossolani, alla documentazione fotografica e alla copertura dall’ambiente esterno. Si consiglia una medicazione inumidita con soluzione fisiologica normale e sigillata con pellicola adesiva. Gli antisettici nella medicazione non devono essere usati.
Gli antibiotici devono essere somministrati il prima possibile dopo il trauma e possibilmente entro 3 h. L’antibiotico di scelta è l’amoxicillina-clav (2 g ogni 8 ore) o una cefalosporina (ad es. cefuroxime 1,5 g ogni 8 ore), e questo dovrebbe essere continuato fino al primo debridement. I pazienti con allergia alla penicillina devono ricevere clindamicina (600 mg EV) al posto di amoxiclav/cefalosporina. Per quelli con reazioni allergiche minori, una cefalosporina è considerata sicura ed è l’agente di scelta.
Le uniche ragioni per l’esplorazione chirurgica immediata sono la presenza di: (a) Grossa contaminazione della ferita, (b) Sindrome compartimentale, (c) Un arto devascolarizzato, (d) Un paziente con lesioni multiple. In assenza di questi criteri, l’escissione della ferita, dei tessuti molli e dell’osso (debridement) viene eseguito da chirurghi plastici e/o ortopedici senior in sedute operatorie traumatologiche programmate entro 24 ore dalla lesione, a meno che non vi sia contaminazione marina, agricola o delle acque reflue.
Le medicazioni a pressione negativa possono ridurre l’ingresso di batteri e la disidratazione dei tessuti, nonché evitare il ristagno di liquido sieroso. Non rappresentano però un sostituto all’escissione chirurgica della ferita o alla copertura con lembi vascolarizzati. Può essere utile l’utilizzo di pastiglie di polimetilmetacrilato impregnate di antibiotico sotto la medicazione e vicino ai tessuti per ridurre i tassi di infezione.
