Manuale di Ortopedia e Traumatologia

PARTE 2 - ORTOPEDIA E TRAUMATOLOGIA DELL’ADULTO
CAPITOLO 10.10

Anatomia e Biomeccanica della Spalla

Filippo Calanna1, Pietro Simone Randelli1,2,3

1Laboratory of Applied Biomechanics, Department of Biomedical Sciences for Health, Università degli Studi di Milano Milano;  2U.O.C. 1° Clinica Ortopedica, ASST Centro Specialistico Ortopedico Traumatologico Gaetano Pini-CTO, Milano; Research Center for Adult and Pediatric Rheumatic Diseases (RECAP-RD), Department of Biomedical Sciences for Health, Università degli Studi di Milano, Milano

Abstract

La spalla è la più mobile di tutte le articolazioni del nostro corpo. Possiede tre gradi di libertà e permette di orientare l’arto superiore rispetto a tre assi principali. L’asse trasversale (piano frontale) consente i movimenti di flessione (180°) ed estensione (45-50°) in un piano sagittale. L’asse antero-posteriore consente i movimenti di abduzione e adduzione (30-45°) in un piano coronale, mentre l’asse verticale consente i movimenti di rotazione esterna (80°) e rotazione interna (110°) in un piano assiale. I muscoli dell’arto superiore possono essere suddivisi in muscoli estrinseci ed intrinseci, in base alla diversa localizzazione delle inserzioni tendinee muscolari. I muscoli estrinseci della spalla racchiudono il complesso muscolare spinoappendicolare (trapezio, gran dorsale, piccolo e grande romboide, elevatore della scapola) e toracoappendicolare (grande e piccolo pettorale, succlavio, dentato anteriore). I muscoli intrinseci hanno origine dalla cintura pettorale e si inseriscono sull’omero. Sono rappresentati dai muscoli deltoide, sottoscapolare, sopraspinato, infraspinato, piccolo e grande rotondo. Il muscolo deltoide si compone di tre parti e trae origine dall’estremità laterale del margine anteriore della clavicola (parte clavicolare), dall’acromion (parte acromiale) e dal margine posteriore della spina della scapola (parte scapolare), proseguendo inferiormente e distalmente sull’omero con un robusto tendine a livello della tuberosità deltoidea. Essendo principalmente un abduttore ed elevatore della spalla consente di sollevare il braccio in tutte le direzioni fino a 180°. La cuffia dei rotatori è costituita dai muscoli sottoscapolare, sovraspinato, infraspinato e piccolo rotondo. Questo complesso muscolare ha origine da differenti regioni scapolari e si inserisce anteriormente sull’omero prossimale a partire dal muscolo sottoscapolare (piccola tuberosità), proseguendo posteriormente con i muscoli sovraspinato, infraspinato e piccolo rotondo (grande tuberosità). Il muscolo sottoscapolare, che origina dalla regione costale della scapola, è considerato il più potente di tutti i muscoli della cuffia dei rotatori ed ha diverse funzioni: rotazione interna della spalla, stabilizzazione della testa omerale in rapporto alla concavità glenoidea ed adduzione dell’omero. L’innervazione è determinata dal nervo sottoscapolare. Il muscolo sovraspinato origina dalla fossa sovraspinata della scapola e si estende lateralmente decorrendo al di sotto dell’acromion, inserendosi sulla grande tuberosità omerale. Innervato dal nervo sovrascapolare, la sua funzione è quella di abdurre l’arto superiore e mantenere la testa omerale correttamente articolata con la cavità glenoidea. Il contributo del muscolo sovraspinato nell’abduzione del braccio è fornito principalmente nei primi gradi di movimento, oltre i 15° il muscolo deltoide diventa preponderante ed il sovraspinato funge da stabilizzatore dinamico dell’articolazione glenomerale. Il muscolo infraspinato prende origine dalla regione mediale della fossa infraspinata e dalla regione inferiore della spina della scapola. I suoi fasci si dirigono obliquamente verso l’alto inserendosi sulla faccetta mediale della grande tuberosità omerale. Il muscolo infraspinato, innervato dal nervo sovrascapolare, è prevalentemente un extra-rotatore della spalla.Il muscolo piccolo rotondo origina dai 2/3 mediali della fossa sottospinata della scapola e si inserisce nella regione postero-mediale della grande tuberosità dell’omero. Innervato dal nervo ascellare, la sua contrazione determina la rotazione esterna dell’omero a braccio abdotto. Il complesso articolare della spalla è costituito dall’insieme di 5 differenti articolazioni; gleno-omerale, sottodeltoidea, scapolo-toracica, acromion- clavicolare e sterno-costo-clavicolare. L’articolazione gleno-omerale è un’enartrosi dotata di una grande libertà di movimento con un importante instabilità intrinseca. Al fine di garantire la maggiore stabilità articolare possibile esistono elementi stabilizzatori anatomici statici e dinamici. I fattori statici comprendono il labbro glenoideo, la pressione intrarticolare, la capsula ed i legamenti glenomerali e coracomerali (Fig. 1). Gli stabilizzatori dinamici, invece, comprendono la cuffia dei rotatori ed il capo lungo del bicipite che, comprimendo la testa omerale sulla cavità glenoidea, si oppongono alle forze traslatorie in dinamicamente (Fig. 2).